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Intolleranze parte 2 – i test d'intolleranza

Intolleranze “a fantasia del pizzaiolo”


Nello scorso articolo spiegavo come non si sia intolleranti ad “alimenti” ma a precise “sostanze” e che quindi una diagnosi di intolleranza “alla melanzana”, o “alla cipolla” non ha senso.

N.B. Ciò non vuol dire che le intolleranze alla melanzana o alla cipolla (o a qualsiasi altro alimento) non esistano: ci sono sicuramente tantissime cose che ancora ignoriamo a questo mondo.
Tuttavia, dal momento che non sono ancora state identificate, non sono ovviamente stati ideati nemmeno dei test in grado di diagnosticarle.

“Ma come, e tutti quei test delle intolleranze che ci sono in giro allora? Quelli sul sangue, sulla pelle, e quelli che misurano le energie con tutte quelle apparecchiature sofisticate...?”
Quello è marketing, ahimè: quei test esistono per vendere, ma sono privi di validità scientifica e i risultati che forniscono sono puramente fantasiosi.
E ve li possono vendere?
Certo che possono! Così come possono vendervi le riviste di astrologia. E' libero mercato.
Il fatto che spesso tali test facciano ricorso a macchinari apparentemente tecnologici o ad analisi del sangue dà l'impressione che siano esami affidabili e scientifici, ma è solo apparenza.

Tanto che qualche anno fa l'ordine dei medici e svariate società scientifiche di nutrizione hanno sentito il bisogno di chiarire la loro posizione al riguardo con due documenti in cui ribadiscono la totale inaffidabilità di questi metodi [nota 1].

Nè il dosaggio delle IGg4, né il test citotossico, né l'Alcat test, né tutti i vari test elettrici (vega test, elettroagopuntura di Voll, ecc.), né analisi del capello, l'iridologia, la biorisonanza, il pulse test.
Nessuno di questi.

Vi siete mai chiesti come mai negli ospedali pubblici non li facciano? Come mai dovete per forza rivolgervi a strutture o centri privati? Perchè non può semplicemente mandarvi il medico con l'impegnativa?

Affidarsi a test del genere è non solo inutile, ma anche dannoso e fuorviante: a parte i soldi buttati (primo motivo), si rischia di incolpare dei propri problemi qualche alimento “innocente”, tralasciando o tardando ad identificare la vera causa del disturbo (secondo motivo). Infine, (terzo motivo), questi test spesso danno come “responso” una lista anche piuttosto lunga di alimenti da evitare.

Ora, è chiaro che se vi riducete a mangiare soltanto petto di pollo, carote e bacche di goji himalayane probabilmente riuscirete a eliminare qualsiasi possibile reazione avversa al cibo... e per forza: praticamente non mangiate più!
Ricordate che tutti gli alimenti sono preziosi e che la nostra alimentazione, per essere sana e gustosa, deve essere il più varia possibile: escludere alcuni cibi (o peggio, intere categorie di alimenti) deve essere fatto con prudenza e con il consiglio di uno specialista che indicherà come sostituirli.

Quello dei test per le intolleranze è un mercato in espansione, al quale si associa poi quello relativo alla vendita di tutti i prodotti “senza”. Un vero e proprio business, per un valore totale di milioni di euro.

Quindi, se la melanzana o la cipolla vi danno fastidio (o semplicemente non vi piacciono), potete benissimo evitare di mangiarle. Ma non fatelo solo perchè un qualche test delle intolleranze vi ha dato risultato positivo!

Come diagnosticare le intolleranze


Ma quindi che fare se si sospetta un'intolleranza?
Esiste un solo test per le intolleranze validato scientificamente: è il breath-test (test del respiro). Ma è in grado di diagnosticare soltanto un preciso tipo di intolleranza: quella al lattosio. Può essere usato anche per rilevare il malassorbimento di altri zuccheri, come fruttosio, sorbitolo, xilosio ecc., spesso indicativo di contaminazione batterica dell'intestino.
Come funziona? Viene fatta ingerire una dose standard di lattosio (o di altro zucchero) e poi viene misurata la quantità di idrogeno presente nell'aria espirata: se lo zucchero non è stato digerito allora verrà fermentato dai batteri del colon producendo gas, tra cui, appunto, l'idrogeno, che sarà eliminato dai polmoni. E' un esame semplice ed economico.

E le altre intolleranze? Che fare se sospettiamo che a darci fastidio sia qualcos'altro?
Premesso che tutte le altre intolleranze (ad eccezione, appunto, di quella al lattosio) sono molto rare e quindi è assai improbabile che le abbiate, in questi casi la questione è più complessa: non potendo far affidamento su un esame specifico ci si basa per lo più sulla descrizione dei sintomi e sulla storia clinica.
Un diario alimentare accurato in cui riportare cosa si mangia, come, dove (perchè anche il COME si mangia può essere la causa dei problemi!) può essere utile allo specialista.

In ogni caso è importante sottolineare che i sintomi delle intolleranze possono essere molto simili a quelli di altri disturbi o patologie; occorrono perciò un'approfondita conoscenza e una buona esperienza per escludere le altre possibilità ed evitare quindi una falsa diagnosi .

Nel prossimo articolo parlerò di come gestire eventuali intolleranze a tavola e del perchè in ogni caso non ci devono spaventare.

Alla prossima!

Alessia Zaccarelli
Biologa Nutrizionista



Nota 1. Link ai due documenti:
Position Statement su “Allergie, intolleranze alimentari e terapia nutrizionale dell’obesità e delle malattie metaboliche”
Documento firmato da:
- Associazione Italiana di Dietetica e Nutrizione Clinica (ADI)
- Associazione Medici Diabetologi (AMD)
- Associazione Nazionale Dietisti (ANDID)
- Società Italiana di Diabetologia (SID)
- Società Italiana di Nutrizione Umana (SINU)
- Società Italiana di Nutrizione Pediatrica (SINUPE)
- Società Italiana dell’Obesità (SIO)
Allergie e intolleranze alimentari – documento condiviso”
A cura di:
- Federazione Nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri
- Società Italiana di Allergologia, Asma e Immunologia Clinica
- Associazione Allergologi Immunologi Territoriali e Ospedalieri
- Società Italiana di Allergologia e Immunologia Pediatrica

Alessia Zaccarelli

Biologa Nutrizionista

Perchè non fare i test d'intolleranza

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