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Intolleranze parte 1 - un po' di chiarezza

Al lattosio, ai lieviti, alle melanzane, al glutine, a tutto... ultimamente le intolleranze alimentari sembrano ovunque, e magari anche voi sospettate di averne qualcuna.
L'argomento intolleranze è uno dei più confusi in ambito alimentare: cosa significa “essere intolleranti”? E come facciamo a capire se lo siamo oppure no? E se poi alla fine dovessimo esserlo, cosa potremmo mangiare? In questa serie di articoli cercherò di dare una risposta chiara a questi dubbi.


Cos'è un'intolleranza

Di norma è la prima idea che balena in mente alla maggior parte delle persone quando, dopo aver mangiato qualcosa, avvertono generici “fastidi”: “sarò mica intollerante?”
E allora via a fare test su test e ad eliminare un alimento dopo l'altro.

In realtà, le vere intolleranze alimentari sono ben poche, molte meno di quante si pensi e hanno generalmente sintomi lievi e passeggeri, legati per lo più (anche se non sempre) all'apparato gastrointestinale: gonfiore addominale, diarrea o stipsi, dispepsia, vomito o dolori addominali; in alcuni casi possono causare anche eritemi, orticaria o prurito, mentre sintomi diversi, come il mal di testa, sono meno frequenti.

Vengono suddivise in tre categorie, a seconda della loro causa:
1. Intolleranze causate da deficit enzimatici
2. Intolleranze causate da sostanze farmacologicamente attive
3. Intolleranze causate da meccanismi indefiniti, dovute ad additivi


1. Intolleranze causate da deficit enzimatici

Significa che l'organismo manca o scarseggia di un qualche enzima necessario per metabolizzare una o più sostanze presenti nel cibo.

Tra esse regna sovrana l'intolleranza al lattosio, la più diffusa in assoluto tra le intolleranze (tutte le altre sono in effetti molto rare). E' causata dalla carenza dell'enzima lattasi, prodotto dalle cellule della mucosa intestinale, che serve per digerire il lattosio.
In mancanza di questo enzima, il lattosio non digerito resta nell'intestino e viene fermentato dai batteri intestinali con produzione di gas (che è la causa del gonfiore addominale); è anche possibile che il lattosio non digerito richiami per osmosi acqua nell'intestino provocando diarrea.

L'intolleranza al lattosio può essere:
– di origine genetica (è il tipo di gran lunga più comune).

La perdita della tolleranza al lattosio con l'età si verifica in tutti i mammiferi: dal momento che dopo lo svezzamento “di norma” il latte non viene più bevuto, l'enzima lattasi non è più necessario. L'uomo ha invece evoluto la capacità di continuare a produrre la lattasi per tutta la vita, grazie ad una mutazione del suo gene. Gli individui che hanno ereditato questa “nuova versione” del gene della lattasi, che rimane sempre attiva, sono in grado di digerire il lattosio anche da adulti; chi invece ha ancora la versione “vecchia”, che a una certa età si “spegne” può digerire il lattosio da bambino ma poi, da adulto, avrà più difficoltà e potrebbe diventare intollerante.


conseguenza di un'altra patologia (gastroenterite, celiachia, diarrea infettiva o una malattia infiammatoria cronica intestinale). La mucosa dell'intestino, danneggiata dalla malattia, non è più in grado di digerire bene il lattosio e quindi insorgono i sintomi. In questo caso occorre risolvere la malattia scatenante, dopodichè basterà dare all'intestino il tempo di “recuperare”.


2. Intolleranze causate da sostanze farmacologicamente attive

Sono dovute ad ammine bioattive e altri composti naturalmente presenti negli alimenti in quanto frutto del metabolismo di piante, animali o microrganismi.
istamina (contenuta in vino, spinaci, pomodori, alimenti in scatola, sardine, filetti d’acciuga, formaggi stagionati, alimenti fermentati). L'istamina è conosciuta per essere il mediatore chimico delle reazioni allergiche, e infatti i sintomi di un'intolleranza all'istamina sono molto simili a quelli di un'allergia.
tiramina (contenuta in formaggi stagionati, vino, birra, lievito di birra, aringhe)
caffeina
alcol; l'intolleranza all'alcol è comune soprattutto nelle popolazioni asiatiche
solanina (contenuta nelle piante della famiglia delle Solanacee: patate, pomodori, melanzane ecc.)
teobromina (nel tè e nel cioccolato)
triptamina (presente in pomodori, prugne ecc.)
feniletilamina (sempre nel cioccolato)
serotonina (in banane, pomodori ecc.)

Non si è quindi intolleranti ad “alimenti” ma a precise “sostanze” presenti in quegli alimenti. Non esiste quindi che qualcuno vi diagnostichi un'intolleranza “alle patate” o “al lievito”.

"Ma a me danno fastidio le cipolle! Ogni volta che le mangio poi sto male. Non potrei essere intollerante alle cipolle?"
E' vero, le cipolle (e altri ortaggi) possono creare fastidi in alcune persone perchè la quantità e il tipo di fibre che contengono possono rappresentare un problema per l'intestino, specie se la popolazione batterica è squilibrata. Ma no, non si tratta di intolleranza.
Lo stesso vale per il sapore che "torna su" ma è dovuto solo ad alcune molecole aromatiche molto resistenti che permangono a lungo nell'apparato digerente. Anche in questo caso, quindi, niente intolleranza.


3. Intolleranze causate da meccanismi indefiniti

Sono dovute ad additivi, come nitriti, nitrati, benzoati, solfiti e alcuni conservanti, coloranti o addensanti. Il meccanismo d'azione non è ancora stato chiarito.


Sensibilità al glutine non celiaca

Questa è un caso a sè. Come dice il nome stesso, NON si tratta di celiachia (che è invece una vera e propria patologia autoimmune).
E' una condizione in cui l'assunzione di cereali provoca problemi gastrointestinali (come diarrea, gonfiore e dolore addominale) e/o extraintestinali. Non si sa ancora a cosa sia dovuta e a dire il vero non è nemmeno detto che c'entri il glutine (era stato incriminato per via del suo ruolo nella celiachia ma non è l'unico composto presente nei cereali). Anche in questo caso il meccanismo scatenante è sconosciuto (si ipotizza un ruolo delle zonuline che aumenterebbero la permeabilità intestinale, ma al momento non c'è ancora nulla di certo), tuttavia i sintomi scompaiono rapidamente dopo l'esclusione del glutine dalla dieta.


Concludendo

In questo primo articolo ho elencato le sostanze alle quali è possibile essere intolleranti; vedete bene comunque che non c'entrano niente con quelle che vengono comunemente “diagnosticate” dai presunti esperti. Quindi se qualcuno vi diagnostica l'intolleranza "al pomodoro" voi scappate via subito!
Nei prossimi articoli continueremo parlando di test delle intolleranze e di come gestirsi a tavola nel caso scoprissimo di essere davvero intolleranti a qualcosa.

Alla prossima!

Alessia Zaccarelli
Biologa Nutrizionista

Alessia Zaccarelli

Biologa Nutrizionista

Intolleranze alimentari: più rare di quanto si pensi

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